Tante sono le immagini che mi vengono in mente quando penso a Eva Mameli. Tutte stimolate dalla lettura approfondita dei testi di suo figlio, Italo Calvino. La vedo curva al microscopio, nel laboratorio di villa Meridiana, allora Stazione Sperimentale per la Floricoltura di Sanremo (nella foto in apertura il guardino oggi), che era anche residenza di famiglia. La vedo tra le sue piante, serena, che le accarezza e le odora. Me la immagino china tra i suoi fogli a catalogare le specie vegetali.


Un’ossessione classificatoria che trasmette al figlio scrittore: nei suoi testi Italo è spesso mosso dall’ansia di catalogare il mondo, dopo averlo analizzato attraverso il microscopio della mente.

La prima donna a laurearsi in Scienze naturali in Italia

Eva Mameli, una figura di donna intellettualmente affascinante, una donna coraggiosa, la prima a laurearsi in Scienze naturali in Italia, a vincere una cattedra di Botanica. È già avanti nella carriera quando sposa per procura Mario Calvino. Tutta sola parte per Cuba, dove il marito dirige una stazione sperimentale per la canna da zucchero.

Eva approda in un altro mondo e, in quell’isola allora remota, un’isola meravigliosa, partorisce, nel 1923, il suo primogenito Italo. Un oceano la divide dalla sua famiglia d’origine, dal fratello. Niente la ferma: diventa capo del Dipartimento di Botanica di Santiago de la Vegas. Una donna pioniera, fuori dalle regole consolidate dell’Italia della prima metà del Novecento.

Il rapporto di Italo Calvino con il padre Mario

Le biografie delle donne sono appassionanti, cerco di guardare il mondo con uno sguardo femminile per contribuire a rompere il silenzio che le ha avvolte per secoli. Eva Mameli però l’ho tradita e sono contenta di avere ora l’opportunità di recuperare. Per le mie ricerche, infatti, ho analizzato soprattutto il rapporto tra il marito di Eva, Mario, e il figlio Italo Calvino.
Il mio intento era mettere in risalto il ruolo della scrittura e allo stesso tempo denunciare la speculazione edilizia nell’estremo ponente ligure, un paesaggio che è anche mio. L’agronomo Mario Calvino, sanremese da generazioni, aveva cercato di dare un contributo per salvaguardare quel territorio, ma nessuno lo aveva ascoltato.
Il figlio Italo aveva rifiutato di proseguire la tradizione familiare, e si era iscritto a lettere, abbandonando la Riviera e trasferendosi prima a Torino, poi a Parigi e infine a Roma. Ecco come lo scrittore descrive la sua situazione familiare:

Sono figlio di scienziati: mio padre era un agronomo, mia madre una botanica; entrambi professori universitari. Tra i miei familiari solo gli studi scientifici erano in onore; un mio zio materno era un chimico, professore universitario, sposato a una chimica (anzi ho avuto due zii chimici sposati a due zie chimiche); mio fratello è un geologo, professore universitario. Io sono la pecora nera, l’unico letterato della famiglia.

A quarant’anni, però, nel 1962, nella Strada di San Giovanni, Italo Calvino lascia un testamento emotivo. Ormai la Sanremo dei suoi tempi è stata inghiottita dal cemento, non c’è più, solo la scrittura la può far tornare alla memoria. E restituendo un tributo a quel paesaggio di cui non si curava da adolescente, recupera il rapporto con il padre ormai morto. Ed è così che, attraverso la scrittura di Italo e alcune foto d’epoca, ho ricostruito la Sanremo scomparsa di quel periodo, per la mostra Dal fondo dell’opaco io scrivo, che è stata esposta in diverse parti del mondo, tra cui la New York University.

La speculazione edilizia distrugge il territorio sanremese

Mario era originario di Sanremo, mentre Eva era sarda. Nella mia costruzione, lui era più necessario: per questo mi sono intrufolata nella relazione tra padre e figlio.
Certo anche Eva soffre della speculazione edilizia che si abbatte su Sanremo e che le rosicchia la stazione sperimentale, il marito è morto nel 1951, ed è lei a dirigerla. Anni cruciali, una politica infingarda permette che porzioni di paesaggio scompaiano sotto il cemento, come racconta Italo ne La speculazione edilizia, un racconto autobiografico uscito nel 1958.
Il suo alter-ego, Quinto, tratteggia una madre sconsolata di fronte a come stanno aggredendo il territorio. Inoltre la famiglia è costretta a vendere una parte del giardino per pagare una tassa. La madre è costernata, ma Quinto-Italo decide di partecipare in qualche modo alla costruzione di un’orribile casa che ruba la vista alla villa. Scrive Calvino:

(…) là più che in ogni altro luogo aiolato e inghiaiato del giardino alla madre piaceva sostare. – Vendiamo quello: area fabbricabile, – aveva detto Quinto. Al che la madre: – E bravo, e le calceolarie dove le trapianto? Non ho più un posto in tutto il giardino. E i pitosfori, che sono già così alti? (…). E poi, – e s’arrestò, come colpita da un timore imprevisto, – e poi, se una volta venduto il terreno, ci volessero costruire? – ed ai suoi occhi si presentò il grigio muro di cemento che piombava nel verde del giardino trasformandolo in un freddo fondo di cortile, in un pozzo senza luce.
-Certo che ci costruiranno! – s’imbizzì Quinto. – Lo vendiamo apposta! Se non fosse area fabbricabile, chi lo comprerebbe?

Eva Mameli nei libri del figlio Italo

In tanti racconti Italo Calvino descrive Eva Mameli, ma nella già citata La Strada di San Giovanni sembra che parli con più affetto e partecipazione del padre Mario:

(…) non è la voce di mia madre che ritorna, in queste pagine risuonanti della rumorosa presenza paterna, ma un suo dominio silenzioso: la sua figura si affaccia tra queste righe, poi subito di ritrae, resta nel margine (…) Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non l’ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di buganvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in doveri e ne viveva.

Eva Mameli vista da Libereso Guglielmi

Libereso Guglielmi (1925-2016) – giardiniere e allievo prediletto di Mario Calvino, quasi un sostituto dei figli che avevano preferito altre professioni – descrive Eva Mameli come una donna severa. Diventato un personaggio cult prima di morire, Libereso è anche il protagonista di uno dei primi racconti di Calvino, Un pomeriggio, Adamo. Ecco cosa racconta, nel suo modo ironico e sferzante, in un’intervista rilasciata a Ippolito Pizzetti:

La madre era un po’ carognetta… Eva Mameli Calvino, una piccolina così, pensa che era figlia di un capitano dei carabinieri sardo (…), con quei bei grandi rotoli di capelli, sai… Una volta me la sono trovata davanti con tutti i capelli sciolti e mi sono spaventato: sembrava un fantasma!.

Proviamo a immaginarlo, il selvatico Libereso, figlio di anarchici, che cammina spesso scalzo scorazzando nel giardino di villa Meridiana, entra in casa con i piedi inzaccherati di fango, gioca con le bisce e i rospi, come ha scritto Italo nel racconto. Eva sicuramente lo sgrida di continuo. Pur amando Mario e non tanto Eva, Libereso poi dichiara:

Era una grande botanica (…) una delle potenti, però non era proprio botanica pura, faceva più la ricercatrice, era più biologa, una delle grandi biologhe italiane (…).

Sono in molti, infatti, a dire che Eva fosse la mente tra i due coniugi, la teorica, una donna che lavorava di continuo come scrive Elena Mascellari nella biografia.

La prima donna a insegnare Botanica all’università

Dalle dichiarazioni di Libereso e sulle descrizioni di Italo, Eva viene fuori come una persona preparata e rigorosa, ma severa e un po’ fredda. Poteva essere diversa una donna all’inizio del Novecento per fare carriera in una disciplina scientifica? Una donna che, per competere con gli uomini, doveva per forza mettere in secondo piano la sua femminilità.
Era nata nel 1886, unica donna a frequentare il liceo di Cagliari, la prima a vincere una cattedra di Botanica, suscitando l’invidia dei suoi colleghi, inoltre era riconosciuta a livello internazionale. Non deve essere stata una vita facile per lei, come non lo è ancora più di un secolo dopo per tante donne italiane. Per fortuna che, quando Eva è morta, i figli nel vendere la villa hanno ben pensato di donare il materiale e gli studi della madre alla biblioteca civica di Sanremo, documenti preziosi che hanno aiutato Elena Mascellari a ricostruire la storia di una delle scienziate più importanti del primo Novecento italiano.

Questo mio intervento è uscito nel 2010, come prefazione alla biografia di Eva Mameli Calvino (Ali&no editore, 104 pp., 12 Eu), curata da Elena Macellari, in occasione dei venticinque anni dalla morte del figlio, lo scrittore Italo Calvino (settembre 1985).

È la prima monografia su Eva Mameli Calvino. Racconta i lunghi viaggi della botanica, soprattutto a Cuba e in Messico, e riporta le intime riflessioni e gli scambi epistolari mai pubblicati prima e provenienti da carteggi e collezioni private, in un’epoca (l’inizio del Novecento) in cui rarissime erano le figure di donne italiane, che si sono dedicate alla ricerca e dalla divulgazione scientifica.

Per approfondire
  • Loretta Marchi, I giardini di Eva. Esplorazioni botaniche e esperienze scientifiche di Eva Mameli Calvino in America. In: Spazi, segni parole. Percorsi di viaggiatrici italiane a cura di Federica Frediani, Ricciarda Ricorda e Luisa Rossi. Franco Angeli, 2012.

Nella foto in apertura: un lembo di giardino di Villa Meridiana, oggi

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